Domande frequenti
Ultimo aggiornamento: 29 luglio 2026
Le domande che ci vengono poste più spesso: che cos’è 3D Cave Viewer, che cosa serve per usarlo, come si pubblica un rilievo e a quali condizioni un altro gruppo speleologico può riusarlo. Se quello che cerchi non è qui, scrivici.
Che cos’è 3D Cave Viewer?
3D Cave Viewer è un’applicazione web open source che permette di esplorare i rilievi tridimensionali di grotte e cavità direttamente dal browser, senza installare nulla. È sviluppata da Davide Brugnoni per il Gruppo Speleologico Buio Verticale del CAI di Gubbio ed è rilasciata con licenza GNU GPL v3.
Ogni modello pubblicato non è una ricostruzione artistica: è il rilievo reale di una cavità vera, georeferenziato sulla mappa e fedele nelle proporzioni.
Serve installare qualcosa per usarlo?
No. Basta un browser recente: Chrome o Edge dalla versione 90, Firefox dalla 85, Safari dalla 14, compresi quelli dei telefoni. Non c’è niente da scaricare e niente da configurare.
È anche una Progressive Web App: la si può installare come se fosse un’applicazione, e le cavità già visitate restano consultabili anche offline. È una comodità concreta in montagna, dove la rete spesso non arriva.
Quali formati 3D posso pubblicare?
GLB, che è il formato consigliato perché racchiude geometria e texture in un unico file compatto; GLTF con le risorse esterne; e OBJ con i suoi file di materiali, supportato ma meno efficiente.
Il visualizzatore legge modelli tridimensionali, cioè mesh, non i file di progetto dei programmi di topografia speleologica. Se il rilievo nasce in un software di topografia o in CAD, va prima esportato in una mesh; se nasce da una scansione LiDAR o da fotogrammetria, di solito è già nella forma giusta.
I modelli esportati con l’asse Z verticale invece di Y — succede tipicamente con CloudCompare — si raddrizzano scrivendo una rotazione in gradi nel file di metadati della cavità, senza rimettere le mani sul file 3D.
I rilievi sono file enormi. Come li si alleggerisce?
Il progetto include due strumenti di ottimizzazione, entrambi open source e pronti all’uso: un piccolo server Node.js che accetta i file trascinandoli nel browser, comodo per lavorare su più modelli in sequenza o per tenerne un’istanza condivisa nel gruppo, e una singola pagina HTML che fa esattamente lo stesso lavoro dentro il browser, senza server e senza dipendenze da installare.
Entrambi applicano compressione Draco della geometria, fusione dei vertici duplicati, rimozione delle risorse inutilizzate e compressione delle texture in WebP o JPEG. Convertono anche direttamente da OBJ: si trascinano insieme il file .obj, i .mtl e le immagini delle texture.
La versione server regge rilievi fino a 5 GB: la conversione da OBJ avviene con un parser che legge il file un pezzo per volta, e le mesh con decine di milioni di vertici vengono suddivise automaticamente prima della compressione, senza cambiare il risultato visivo.
Come si pubblica una nuova cavità?
Si crea una cartella per la cavità, ci si mette dentro il modello 3D e un piccolo file JSON di metadati con il nome, la cartella, il file, la latitudine e la longitudine. Descrizione e rotazione sono facoltative.
Il catalogo si aggiorna da solo leggendo le cartelle presenti: non c’è un pannello di amministrazione da imparare, né un database da gestire. La cavità compare sulla mappa e nell’elenco, e il suo marker apre il visualizzatore.
In quanti modi si può esplorare una cavità?
Tre, in ordine crescente di immersività. In modalità orbitale ci si muove attorno al rilievo, lo si ruota e lo si ingrandisce come si farebbe con una maquette sul tavolo; su telefono bastano un dito per ruotare e due per zoomare e spostare.
In prima persona ci si trova dentro la cavità e ci si muove con i tasti WASD o con un joystick virtuale, mentre il rilevamento delle collisioni impedisce di attraversare le pareti: è quello che restituisce la sensazione fisica dello spazio.
In realtà virtuale si entra nella cavità in scala 1:1: ci si sposta con gli stick dei controller, si ruota a scatti di 45 gradi per il comfort e si raggiunge un punto lontano con il teleport a doppio grilletto. Durante i movimenti più rapidi i bordi della visione si oscurano dolcemente, per ridurre il rischio di motion sickness.
Serve un visore per la realtà virtuale?
Per la modalità in realtà virtuale sì: serve un visore con un browser compatibile WebXR. Non serve però nessun software dedicato, né uno store da cui scaricare qualcosa: si apre l’indirizzo della cavità nel browser del visore e si entra.
Le altre due modalità, orbitale e prima persona, funzionano su qualsiasi computer o telefono recente. Il visore aggiunge la scala reale, non è il modo obbligatorio di guardare una grotta.
Si possono misurare le distanze e tagliare sezioni, o si guarda soltanto?
Si misura: si posizionano punti sul modello e si ottengono distanze tridimensionali in tempo reale, con lo snap automatico ai vertici della mesh per la precisione, otto colori per tenere separate più misure, unità formattate da sole in centimetri, metri o chilometri, la possibilità di spostare un estremo già posato e l’esportazione dell’elenco in CSV.
Si taglia: i piani di sezione lungo gli assi X, Y e Z si regolano con slider e si possono invertire, e sei viste ortogonali predefinite — pianta, dal basso, frontali e laterali — permettono di passare da una prospettiva all’altra. Una barra di scala si adatta al livello di zoom per dare sempre un riferimento metrico.
Si annota e si esporta: i punti di interesse con etichetta restano salvati per ciascun modello e si possono esportare e reimportare in JSON, mentre il pulsante fotocamera salva la vista corrente in PNG con sezioni, misure, barra di scala e logo già sovrapposti, pronta per una relazione tecnica.
Il mio gruppo speleologico può usarlo con il proprio nome?
Sì, ed è il motivo per cui è software libero. La licenza GNU GPL v3 permette a qualsiasi gruppo o organizzazione di installarlo, personalizzarlo — nome, logo, colori e testi sono tutti configurabili — e pubblicare i propri rilievi. Gli obblighi sono due: mantenere la citazione dell’autore originale e distribuire le eventuali modifiche con la stessa licenza.
Lato server servono PHP 7.4 o superiore e Apache con mod_rewrite: l’infrastruttura più diffusa ed economica che esista, quella di qualunque hosting condiviso. Non c’è nessun passaggio di build da eseguire, quindi il progetto resta manutenibile anche da un gruppo che non ha sviluppatori.
I miei rilievi e i miei dati restano privati?
Non esiste un servizio centrale a cui consegnare i rilievi: ogni gruppo installa l’applicazione sul proprio server e pubblica quello che decide di pubblicare. I file restano dove li mette chi li possiede.
L’ottimizzatore nella versione a pagina singola lavora interamente dentro il browser: i modelli non vengono caricati su nessun server esterno, nemmeno per essere compressi. È la strada da preferire quando un rilievo non deve uscire dal computer.
Le annotazioni che si aggiungono a un modello sono salvate nel browser di chi le scrive, cavità per cavità, e vanno esportate in JSON per essere condivise: non partono da sole.
Molte delle parole usate qui — poligonale, nuvola di punti, mesh, Draco — sono spiegate una per una nel glossario.